
Una volta le mamma dicevano ai figli "Se non fai il bravo arriva l'uomo nero che ti mangia" ; ora le mamme si sono evolute e potrebbero dire "Se non fai il bravo arrivano gli All Blacks!"... Con l'Italia del rugby gli All Blacks si sono scatenati distruggendo le nostre difese , abbattendo come birilli le nostre ali e dominado di velocità , forza e tattica tutto il grande rettangolo verde del campo. Che spettacolo , che terribile carnificina... comunque sia in casa Italia un po già lo si poteva intuire prima visto l'importanza del rugby nella loro vita...a questo proposito riporto qui l'articolo completo di Stefano Semeraro pubblicato sul sito del La Stampa.
Mondiale tabù da 20 anni:ripartono oggi contro di noiSTEFANO SEMERAROL’uomo nero fa paura a tutti. Anche a se stesso. Perché non può perdere. Non è ammesso. Non fa parte della realtà. «Si fa tutto per vincere - ha detto una volta John Kirwan, immensa ala kiwi ed ex ct azzurro - e quando non ci sono regole, si diventa anche assassini. Perché alla fine conta solo chi vince». Ecco: gli All Blacks non vincono un Mondiale dall’87. Vent’anni giusti di frustrazioni. Oggi a Marsiglia giocano con l'Italia. Immaginate.
Ieri durante la conferenza stampa dopo l’ultima rifinitura, il captain’s run, il responsabile stampa della squadra più forte del mondo - e la più ricca: 112 milioni di euro solo dall’Adidas, e poi sponsor come Coca-Cola, Mastercard, Philips e Iveco - ha perso la calma per un nonnulla. Non voleva che traducessero in francese l’inglese stretto e garrulo di Graham Henry, il ct della Nuova Zelanda. Non c’era tempo, non era previsto. Saranno anche strabilianti, ma hanno i nervi tesi, i Tutti Neri. Non per il match con l’Italia, intendiamoci. Loro guardano lontano. Guardano alla Coppa, che per un neozelandese è il Graal, visto che il rugby è una religione. Anzi, più di una religione.
Ci sono neozelandesi che il giorno del matrimonio hanno portato la sposa in bianco ai bordi del campo, perché c’era la partita del club da onorare. Nel 1999, dopo la sconfitta in semifinale contro la Francia, in Nuova Zelanda cadde il governo. E quando l’attuale primo ministro, Helen Clark, nel ’95 dovette stabilire la data della nuova consultazione, escluse a priori giugno e luglio: arrivavano i Lions dalla Gran Bretagna, nessuno avrebbe avuto tempo per i bisticci della politica.
Per rompere il tabù che li fa dominare negli intervalli, e tornare inspiegabilmente friabili quando scattano i Mondiali, i kiwi nel 2004, all’indomani di un’altra beffa amara in semifinale contro l’Australia hanno chiesto di nuovo aiuto a Henry. Lo sciamano acido, come un autocrate spartano, prima è andato a onorare l’oracolo, Sir Brian Lochore, capitano da leggenda e allenatore della squadra dell’87. Poi ha deciso di rifondare la mischia, portandola in due anni al livello dei tre-quarti e irrobustendola da 1200 a 2000 kg di peso. Ha protetto i giocatori (quest’anno i probabili convocati hanno saltato la prima parte del campionato, il Super 14) e introdotto allenamenti raffinati e massacranti insieme, dalle prove alla Strongest Man ai passaggi da fare con la benda sull’occhio. Ha blindato la squadra verso l’esterno, e lavorato di fino all’interno, smussando la feroce competizione fra i giocatori, introducendo un turn-over di altissima qualità.
Oggi i titolari veri, inamovibili o quasi, sono il capitano Richie McCaw, l’apertura Dan Carter, il pilone delle meraviglie Hayman. Gli altri sono semplici fuoriclasse. Tanto per dire: nel 2005 i presunti titolari batterono 41-3 il Galles e una settimana dopo le presunte riserve demolirono l'Irlanda 45-7.
Sotto il regno di Henry gli All Blacks, che in casa non si piegano dal 2003, hanno vinto 38 partite sulle 43 giocate, non hanno mai perso contro una squadra dell’emisfero Nord. Le sconfitte: due in Australia (2004 e 2007), tre in Sud Africa (2004, 2005 e 2006). L’anno scorso parevano alieni, una squadra inavvicinabile, il Mazinga Z del rugby. «Ecco, hanno toccato il vertice», ha sorriso qualcuno in Inghilterra. «Hanno sbagliato ancora i tempi, poverini. Non potranno che calare. E caleranno, ancora una volta, durante i Mondiali».
Puntuale, nell’ultimo Tri-Nation, che gli Abs hanno peraltro vinto, è arrivata la sconfitta con l’Australia. La crepa nel vaso, il demone nei pensieri. «Imbattibili noi? Per nulla!», dice Leon McDonald, che oggi, vista l’indisponibilità di Smith, giocherà estremo, con Muliaina spostato a centro. «La differenza rispetto al Mondiale del 2003 è che oggi siamo molto più forti mentalmente. Ma non siamo imbattibili». Ieri c’erano maglie nere a spasso in una Marsiglia più afosa e caotica che mai. Sul Vieux Port persino le piante sono tagliate come giocatori che fanno l’Haka. Gli All Blacks hanno voglia di demolire l’Italia. Per iniziare a zittire l’australiano Peter Fitzsimmons, che dice: «Amo le tradizioni del rugby: la stretta di mano alla fine della partita, il terzo tempo e la Nuova Zelanda che perde in semifinale ai Mondiali». Per non sentire più l’eco della voce del capitano aussie Gregan, che al 79’ della semifinale del 2003 li sfotteva crudele: «Ancora 4 anni, boys, dovrete aspettare altri 4 anni...».
Nulla più da dire...alla prossima


1 commento:
ci voleva proprio la crisi della FuciaItalicaAuomezziTreviso...
...ma che menada, nessuno commenta_atroce_!!!
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